Si è conclusa da poco la 56° edizione del World Economic Forum (WEF) a Davos, in Svizzera, che ha riunito intorno allo stesso tavolo oltre 3.000 partecipanti da 130 Paesi in tutto il mondo, tra cui 64 capi di Stato e oltre 800 tra i più importanti CEO e Presidenti di organizzazioni mondiali, per discutere insieme il futuro dell’economia mondiale.
Dopo il focus dello scorso anno sul tema emergente e sempre più cruciale della transizione digitale, e dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, quest’anno il dibattito si è spostato sul tema “A Spirit of Dialogue”, che richiama la necessità di un confronto aperto fra Governi e mondo dell’industria e di un forte spirito di cooperazione, in un contesto di crescente instabilità economica e geopolitica.
Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Universitario per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute delle Nazioni Unite (UNU-INWEH), abbiamo ormai superato una soglia di sfruttamento delle risorse naturali che fino a poco tempo fa sembrava solo teorica e siamo entrati a tutti gli effetti in una situazione di bancarotta idrica globale.
I dati mostrano chiaramente una situazione di “collasso sistemico”: le risorse idriche a nostra disposizione sono state utilizzate e inquinate in maniera così impattante, che non possiamo riportarle ai livelli precedenti.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare il Decreto Legislativo di attuazione della Direttiva (UE) 2024/825, conosciuta anche come Empowering Consumers for the Green Transition.
Si tratta di una normativa molto attesa, che segna un passaggio cruciale nella lotta al greenwashing e nel rafforzamento della tutela dei consumatori all’interno del percorso di transizione ecologica europea.
Con questo intervento normativo, l’Unione Europea e gli Stati membri mirano a rendere la comunicazione ambientale più trasparente, verificabile e comparabile, favorendo un mercato più equo e orientato alla sostenibilità reale.
Cari aderenti del Global Compact delle Nazioni Unite,
già in questi primi giorni del 2026, una verità emerge con chiarezza: in un mondo sempre più controllato e con aspettative sempre più mutevoli, le aziende responsabili sono aziende resilienti.
La sostenibilità alimenta l'innovazione, rafforza la gestione del rischio e consolida la fiducia degli investitori, dimostrando che gli impegni aziendali non sono promesse vaghe, ma driver di valore sul lungo periodo. Quando le aziende navigano la complessità – attraversando i cambiamenti geopolitici, le turbolenze economiche e le pressioni da parte dell'opinione pubblica – dimostrano costanza e volontà, valori che sono alla base della fiducia, della stabilità sociale e del buon funzionamento dei mercati.
Le scelte che faremo in questo periodo saranno determinanti per costruire un futuro incentrato su una base di prosperità condivisa, un clima stabile e un'economia che non lasci nessuno indietro. In un momento caratterizzato da tensioni geopolitiche, incertezza economica e sfiducia verso l'opinione pubblica, una leadership aziendale guidata da solidi principi non è più una scelta facoltativa, ma una forza stabilizzante essenziale.
L’anno appena iniziato porta con sé nuove sfide, sulla scia delle complessità che hanno caratterizzato il 2025: crisi gemelle importanti come il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità e risorse naturali, insieme alle crescenti disuguaglianze causate dalle polarizzazioni a livello geopolitico, stanno ridefinendo il panorama mondiale.
In questo contesto in continua evoluzione, le aziende dovranno imparare a navigare le complessità, rafforzando al contempo la propria competitività e le performance sul lungo termine. Di fronte a queste sfide, il Global Compact delle Nazioni Unite continua a tener fede alla propria missione: guidare e accompagnare il settore privato verso gli Obiettivi dell’Agenda 2030, fornendo strumenti pratici e concreti per affrontare le incertezze, gestire i rischi e integrare la sostenibilità al centro delle proprie strategie di business.
L’economia circolare non si può considerare una tendenza emergente, ma una leva strategica fondamentale per le PMI italiane che intendono rimanere competitive, rafforzare il proprio ruolo nelle catene di fornitura e crescere in modo sostenibile sui mercati nazionali e internazionali. In uno scenario caratterizzato da volatilità dei prezzi delle materie prime, crescente scarsità delle risorse e da un quadro normativo sempre più articolato, adottare modelli circolari consente alle imprese di ridurre l’esposizione ai rischi e di generare nuove opportunità di valore.
Per economia circolare si intende un modello di produzione e consumo orientato a mantenere prodotti, materiali e risorse in uso il più a lungo possibile attraverso pratiche come condivisione, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo. L’obiettivo è estendere il ciclo di vita dei prodotti e ridurre in modo significativo la produzione di rifiuti, reintegrando i materiali nel processo produttivo una volta esaurita la loro funzione originaria. Questo approccio permette di trasformare gli scarti in risorse, creando valore economico aggiuntivo e migliorando l’efficienza complessiva dei sistemi produttivi.
Cari aderenti del Global Compact delle Nazioni Unite,
è per me un piacere rivolgermi a voi con questa prima lettera di fine anno. Raccolgo con entusiasmo – e con senso di responsabilità – il testimone lasciato da Marco Frey al termine del suo lungo mandato, confidando di poter proseguire insieme a voi il percorso di crescita, dialogo e impegno che ha caratterizzato il suo contributo. Ci avviciniamo alla conclusione del 2025 sentendo forte il dovere di condividere alcune riflessioni al termine di un anno che, per la sostenibilità a livello globale, è stato tra i più complessi dell’ultimo decennio.
Ieri mattina, l’Executive Director di UNGCN Italia, Daniela Bernacchi, ha partecipato al primo Workshop globale sulle Voluntary National Reviews – organizzato dal Dipartimento degli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite (UNDESA) e ospitato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO).
L’obiettivo principale dell’incontro è stato quello di riunire rappresentanti di Governi, istituzioni e organizzazioni della società civile da tutto il mondo, coinvolti nell’implementazione delle Voluntary National Review (VNR), per facilitare lo scambio di conoscenze, esperienze e best practices, ed esplorare temi e sfide specifici relativi alla preparazione delle VNR, in vista del prossimo High-Level Political Forum di New York.
Il 26 febbraio 2025, la Commissione Europea aveva presentato il Pacchetto Omnibus I, una proposta di semplificazione – in tutti gli Stati membri dell’UE – della legislazione vigente nei settori della sostenibilità e degli investimenti, nello specifico della direttiva sul reporting (Corporate Sustainability Reporting Directive, CSRD) e di quella sulla due diligence di sostenibilità aziendale (Corporate Sustainability Due Diligence Directive, CSDDD).
Dopo uno “Stop-the-clock” annunciato ad aprile dal Consiglio UE che contemplava il posticipo dell’entrata in vigore e la rimodulazione degli scaglioni per tipologie e dimensioni diverse di imprese, ieri pomeriggio il Parlamento Europeo si è riunito in plenaria e ha approvato in via definitiva il pacchetto.
Il Network Italiano del Global Compact delle Nazioni Unite anche quest’anno ha lanciato, per il terzo anno consecutivo, il round italiano del percorso Business & Human Rights Accelerator, che si svolgerà da febbraio a luglio 2026.
Il programma, della durata di sei mesi, dedicato alle aziende aderenti al Global Compact delle Nazioni Unite, è pensato per accompagnare le imprese a tradurre l'impegno in materia di diritti umani e dei lavoratori in azioni concrete.
Nel corso del 2025, il percorso è stato realizzato grazie al supporto di Gruppo CAP, e ha visto ben 39 aziende italiane aderenti - di diverse dimensioni e settori merceologici - mettersi alla prova e lavorare insieme per completare un processo di due diligence sui diritti umani, in linea con gli standard internazionali.
Si è appena chiuso a Ginevra il 14° Forum on Business & Human Rights, il principale summit a livello mondiale dedicato alla promozione dei Principi Guida delle Nazioni Unite su Imprese e Diritti Umani, che riunisce Governi, settore privato, società civile e organizzazioni internazionali per accelerare insieme l'azione sui diritti umani.
Il Forum ha offerto un’occasione unica di confronto multi-stakeholder per valutare l'efficacia dei quadri normativi esistenti in materia di diritti umani e dei lavoratori ed esplorare strategie per migliorare gli impegni e le azioni, in risposta alle dinamiche globali in costante evoluzione.
Secondo le stime, il 75% dei partecipanti proveniva dal mondo delle imprese, ma è risultata carente la rappresentanza di fornitori e di lavoratori e lavoratrici, veri protagonisti del tema. Tra le tematiche emerse con più forza nella discussione, quella del living wage – su cui la maggior parte delle aziende si sta già impegnando – il legame tra clima e diritti umani e rischi e opportunità legati all’utilizzo dell’AI per accelerare i processi di due diligence.
Si è da poco conclusa la 30ª Conferenza delle Parti sul clima (COP30), tenutasi a Belém, Brasile, dal 10 al 21 novembre 2025, che ha riunito quasi 200 paesi per discutere politiche globali sul cambiamento climatico. La conferenza ha ribadito l’importanza della cooperazione multilaterale e della continuità con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, pur senza introdurre impegni vincolanti sul phase-out dei combustibili fossili. L’accordo finale, noto come Mutirão Decision, è stato accolto con applausi, ma valutato ancora poco incisivo dagli osservatori per alcune lacune nelle politiche energetiche e di mitigazione.
Nel quadro delle attività promosse dal Padiglione Italia nel contesto della COP30 tenutasi a Belem – Brasile – dal 10 al 21 novembre, UNGCNI in collaborazione con RemTech Expo ha promosso l’incontro “La Natura per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici: imprese e rigenerazione urbana”. In particolare, la sessione a cura del Network italiano di UN Global Compact ha rappresentato l’occasione per presentare lo studio “Le aziende italiane e la tutela del capitale naturale per contrastare il cambiamento climatico”, un lavoro di ricerca portato avanti nel corso del 2025 in collaborazione con The European House – Ambrosetti, l’Università Ca’ Foscari Venezia e con il supporto di Edison SpA.
L’incontro a Belem è stato preceduto dai saluti istituzionali di Francesco Corvaro, Inviato Speciale del Governo italiano per il cambiamento climatico e di Alessandro Guerri, Direttore Generale della Direzione generale affari europei, internazionali e finanza sostenibile del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Biodiversità ancora punto debole nelle strategie ambientali aziendali: solo il 42% monitora gli impatti
Cresce la consapevolezza delle imprese italiane sul valore strategico della natura, ma la biodiversità resta ancora la grande assente nelle strategie ambientali. È quanto emerge dal nuovo report “Le aziende italiane e la tutela del capitale naturale per contrastare il cambiamento climatico”, promosso da UN Global Compact Network Italia in collaborazione con The European House – Ambrosetti, l’Università Ca’ Foscari Venezia e con il supporto di Edison SpA. Lo studio sarà presentato alla COP30 di Belém, presso il Padiglione Italia, insieme al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Per rispondere alla crescente richiesta delle aziende aderenti di accedere in modo più semplice e immediato a contenuti in lingua italiana, abbiamo avviato la creazione della Local Academy: un progetto in evoluzione, pensato come primo passo verso uno spazio formativo sempre più ricco, per strade di formazione e aggiornamento che incontrino le esigenze delle imprese.
Entrando nella Local Academy, al momento, vi troverete all'interno di una collezione di contenuti dedicati, ospitata sulla piattaforma UNGC Academy, che raccoglie e valorizza materiali già disponibili su diversi canali: pubblicazioni, webinar, contenuti formativi con traduzione simultanea e altre risorse utili.
La decima edizione dell’Italian Business & SDGs Annual Forum, organizzata da UN Global Compact Network Italia, il 21 e 22 ottobre, ha ribadito un messaggio ormai centrale nel mondo delle imprese: la sostenibilità non è più una scelta etica o reputazionale, ma una condizione imprescindibile per la crescita economica e la competitività.
Quest’anno il Forum si è svolto a Napoli, città scelta per celebrare il 25° anniversario del Global Compact delle Nazioni Unite e per valorizzare il ruolo del Mezzogiorno come laboratorio di innovazione e sostenibilità. Il capoluogo campano si è così affermato come simbolo di una transizione sostenibile dal basso, capace di connettere istituzioni, imprese e comunità locali in un percorso comune di sviluppo responsabile.
Secondo le stime della FAO, entro il 2050 sarà necessario produrre circa il 70% in più di cibo per nutrire una popolazione mondiale che supererà i 9 miliardi di persone. In uno scenario come quello attuale, segnato da crisi urgenti e instabilità a livello geopolitico, trasformare i sistemi agroalimentari in chiave sostenibile, resiliente e inclusiva rappresenta una priorità.
Proprio per supportare la transizione ecologica dei sistemi alimentari, Purina – azienda leader in Europa nella produzione di pet food – dal 2021 ha preso parte al programma "LENs", un network europeo multi-stakeholder per promuovere l’approccio dell’agricoltura rigenerativa, un modello agricolo che punta a rigenerare la salute del suolo e a favorirne la biodiversità.
A presentare nel dettaglio il progetto è Marta Schiraldi, Safety, Health, Environment e Sustainability Head del Gruppo Nestlé Italia.
Presentato al Salone della CSR di Milano il position paper “La transizione digitale a supporto della sostenibilità del business” che evidenzia il potenziale del settore privato nel coniugare innovazione, responsabilità e creazione di valore condiviso
Il settore privato italiano è pronto ad assumere un ruolo guida nella transizione digitale, orientandola verso modelli di sviluppo capaci di coniugare profitto, benefici ambientali e sociali e creazione di valore condiviso. È questo il messaggio chiave che emerge dal position paper “La transizione digitale a supporto della sostenibilità del business: rischi e opportunità”, promosso da UN Global Compact Network Italia (UNGCN Italia) e realizzato con il contributo di 47 imprese aderenti all’iniziativa onusiana. Il documento è stato presentato oggi a Milano, in occasione della tredicesima edizione del Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale.
UN Global Compact Network Italia ha promosso un nuovo workshop in presenza nell’ambito del Climate Ambition Accelerator 2025 - il percorso formativo realizzato con il supporto di Carbonsink/SouthPole - che ha visto il coinvolgimento di 39 aziende italiane impegnate nella transizione climatica attraverso il percorso di accelerazione proposto dal Network.
L’incontro ha rappresentato una tappa strategica di un più ampio percorso di approfondimento, che quest’anno ha posto l’accento sui nuovi standard SBTi e sulla preparazione di un Climate Transition Plan in linea con obiettivi climatici chiari, strutturati e rendicontati.
Nel corso del workshop le imprese hanno avuto l’occasione di confrontarsi anche su tematiche emergenti, come la tutela della biodiversità e del capitale naturale, oggi centrali nella costruzione di modelli economici sostenibili.
Questi approfondimenti rappresentano un passaggio fondamentale nel programma e aprono nuove direttrici di lavoro verso le quali il Network intende orientarsi nel prossimo futuro.
Il contributo del mondo imprenditoriale è essenziale per affrontare le sfide economiche, sociali e ambientali che caratterizzano il nostro tempo. In un mondo in cui la mancanza di fiducia nelle istituzioni è sempre più diffusa1, il settore privato è visto come l’attore sociale più etico e competente, capace di rafforzare il clima di fiducia con le Istituzioni e la società civile e gettare le basi per un futuro più equo e sostenibile.
Al termine dell’High-Level Week dell’80°Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’UN Global Compact ha raccolto i vari focus tematici di discussione, riassumendoli in cinque punti chiave fondamentali per i business leader.