La situazione in Ucraina è drammatica. Ad oggi, oltre 800 mila persone hanno attraversato le frontiere in pochi giorni cercando protezione nei paesi confinanti, e ci si aspetta che questo numero possa crescere fino a 4 milioni. Centinaia di migliaia di persone hanno abbandonato le loro case e sono sfollate all'interno del paese. Tuttavia, è molto difficile fare una stima precisa poiché l'attuale situazione di sicurezza rende difficile seguire i movimenti della popolazione in Ucraina.

L’UNHCR - Agenzia ONU per i Rifugiati, che protegge e assiste le persone costrette a fuggire a causa di guerre e persecuzioni in tutto il mondo, resta con il suo personale in Ucraina per fornire assistenza umanitaria, nonostante le crescenti difficoltà negli spostamenti e con un impegno massimo per garantire la sicurezza dei propri operatori. UNHCR sta lavorando a sostegno dei Governi e coordinando la risposta da parte delle Agenzie delle Nazioni Unite e delle ONG nei paesi confinanti, nonché supportando sul piano logistico Moldova e Romania, dove stanno confluendo beni di prima necessità quali coperte, stuoie per dormire, tende per famiglie, kit per l'inverno, sacchi a pelo, taniche d'acqua, articoli sanitari, kit per bambini, lampade solari e altri articoli per almeno migliaia di persone.

Considerando la gravità dell’emergenza umanitaria e volendo dimostrare fattivamente il suo supporto al popolo ucraino, l’UN Global Compact Network Italia ha deciso di sostenere finanziariamente, con una donazione in denaro, la missione di UNHCR attualmente in corso in Ucraina ed invita tutte le aziende italiane partecipanti all’UN Global Compact a valutare di attivarsi nella medesima direzione.

Le donazioni sono deducibili al 100% dal reddito di impresa.
Questo l’IBAN a cui eventualmente contribuire: IT84R0100503231000000211000 (Banca Nazionale del Lavoro) - Causale: “UNGCN Italy Participant per Ucraina”.

 

 (Immagine di anteprima fornita da UNHCR - Agenzia ONU per i Rifugiati)

 

“Non ci sono vincitori in guerra, ma solo innumerevoli vite a rischio.”
(Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati)

 

 

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