Il 1° maggio, celebrato in tutto il mondo come la Giornata Internazionale dei Lavoratori, è ormai un momento di riflessione collettiva sulle trasformazioni del mondo del lavoro e sulle disuguaglianze che ancora lo attraversano, sia nell’accesso che nella qualità dell’occupazione: basti pensare che oltre 1 miliardo di lavoratori – circa 1/3 a livello globale – non guadagna abbastanza per condurre una vita dignitosa e che oltre 27,6 milioni di persone sono vittime di lavoro forzato in tutto il mondo.
A questo quadro si aggiungono le disparità di genere che, nonostante l’attenzione crescente, non sono ancora state colmate: il tema della differenza salariale tra uomini e donne rappresenta tutt’oggi, insieme alla questione della rappresentanza, uno degli indicatori principali delle disuguaglianze nel mondo del lavoro. Si tratta di una tematica e di un diritto che affonda le radici nella Equal Pay Remuneration Convention, promossa dall’ILO nel 1951 come primo passo verso la parità di genere nel mondo del lavoro.

Lo scenario globale e nazionale
Nessuna economia, ad oggi, ha raggiunto la parità di genere e persistono ampi divari, soprattutto nelle dimensioni di partecipazione economica e di empowerment politico: i dati del Global Gender Gap Report 2025 del World Economic Forum confermano che, al ritmo attuale, ci vorranno ancora circa 123 anni per raggiungere la parità completa a livello mondiale.
Nell’UE, le donne guadagnano in media solo il 77% di quanto guadagnano gli uomini su base annua: ciò significa che, per percepire lo stesso reddito che gli uomini ottengono in un anno, le donne devono lavorare in media 15 mesi e 18 giorni. Questo periodo, noto anche come “ghost quarter” (il trimestre fantasma), rappresenta tempo sottratto alla formazione, alla famiglia, allo studio o al riposo. Di fatto, durante questo periodo le donne lavorano gratuitamente.
In Italia, la dimensione occupazionale ed economica si conferma ancora il principale punto di debolezza, in riferimento alla parità di genere, secondo le statistiche dell’Istituto Europeo per la Parità di Genere (EIGE), in cui il nostro Paese si posiziona al 27° e ultimo posto, proprio nell’area del lavoro.

Direttive europee e recepimento italiano
Sul tema è intervenuta l’Europa con la Direttiva 970 del 2023 sulla trasparenza retributiva, che verrà recepita anche dall’Italia da giugno 2026. Il principio della direttiva è semplice: a parità di lavoro, e di lavoro di pari valore, pari retribuzione. Per renderlo concreto, la normativa introduce obblighi operativi per le aziende, quali:
- trasparenza fin dalla selezione, con indicazione della retribuzione o della fascia salariale negli annunci;
- definizione e formalizzazione di criteri retributivi oggettivi, basati su sistemi di valutazione dei ruoli e condivisi con le rappresentanze dei lavoratori;
- strumenti concreti per il personale dipendente per far emergere eventuali disparità retributive: lavoratrici e lavoratori potranno richiedere informazioni sui livelli retributivi medi per genere, mentre le aziende con almeno 100 dipendenti dovranno effettuare analisi strutturate del gender pay gap e reporting periodico. Se il divario supera il 5% senza giustificazioni oggettive, sarà necessario attivare un piano di correzione.

La posizione di UN Global Compact
L’UN Global Compact e il Network Italiano accolgono con favore la normativa: come sottolineato dall’ILO, il gender pay gap non è un fenomeno marginale né temporaneo, ma produce perdite cumulative di reddito lungo l’intero ciclo di vita lavorativa, con effetti diretti su sicurezza economica, pensioni e qualità del lavoro delle donne.
La Direttiva offre strumenti concreti per i lavoratori e le lavoratrici per far emergere eventuali disparità retributive, offrendo alle aziende l’opportunità di rivedere i propri modelli di governance del capitale umano; integrare la parità retributiva nelle strategie ESG e di sostenibilità sociale; allinearsi agli standard internazionali sul lavoro dignitoso, richiamati anche dall’ILO, dai WEPs e dall’Agenda 2030.
Per accompagnare le imprese a raggiungere ambiziosi obiettivi aziendali per l’uguaglianza di genere, in un’ottica di accrescimento dell’impatto dell'SDG 5, il Network italiano propone per il quinto anno il Target Gender Equality Accelerator, un percorso di formazione di sei mesi rivolto alle imprese aderenti. Maggiori info per candidarsi qui.
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