Il tema della gestione sostenibile delle catene di fornitura è, oggi, centrale più che mai: il report Global Value Chains Outlook 2026 del World Economic Forum, presentato a Davos a gennaio 2026, sottolinea come le catene del valore globali siano entrate in un’era di instabilità strutturale, che costringe il settore privato a rivalutare le modalità e le destinazioni dei propri investimenti e della propria produzione.

Quasi tre dirigenti aziendali su quattro danno ora priorità agli investimenti nella resilienza all’interno delle proprie catene di fornitura e del valore, con il 74% che la considera un motore di crescita, piuttosto che uno strumento di gestione del rischio. Il grande dilemma per le aziende sarà quello di capire come rimanere competitivi in un contesto caratterizzato da frammentazione geopolitica, accelerazione del cambiamento tecnologico e crescenti limitazioni delle risorse.

Il vantaggio competitivo per il settore privato deriverà, quindi, dalla capacità di coordinare un ecosistema complesso di fornitori, clienti e regolatori; costruire reti modulari che coniughino efficienza e adattabilità; integrare flessibilità e intelligenza per cogliere le opportunità di crescita in un’economia globale sempre più frammentata.

Visibilità lungo tutta la catena del valore: condizione abilitante per la sostenibilità

Il settore privato è chiamato a giocare un ruolo di leadership verso la sostenibilità e a diffondere una cultura orientata ai principi di equità, inclusione, trasparenza e tutela ambientale anche verso i propri fornitori. In questa direzione, è fondamentale che le imprese elaborino e adottino procedure e strumenti formali quali, ad esempio il codice di condotta fornitori, che stabilisce aspettative chiare e regole di ingaggio tra buyer e supplier, permettendo di creare relazioni commerciali fondate su valori condivisi e standard normativi.

Senza uno sguardo lungo tutta la catena del valore è impossibile riuscire essere efficaci in termini di sostenibilità: ogni azienda è capofila di un percorso di miglioramento delle aziende che appartengono alla propria supply chain.

gestione sostenibile delle catene di fornitura un fattore di crescita aziendale 03

L’importanza della due diligence nella supply chain

La due diligence è un sistema strutturato e continuo di gestione del rischio, finalizzato a individuare e gestire impatti negativi – attuali o potenziali – che la propria value chain può avere su ambiente, diritti umani e aspetti di governance, assicurando allo stesso tempo trasparenza e accountability.

Alcuni aspetti importanti da sottolineare quando si parla di due diligence:

  • si tratta di un processo continuo: “fare” due diligence richiede per sua natura costanza e attenzione nel tempo;
  • non ha a che vedere solo con i processi interni all’azienda: una delle condizioni abilitanti della due diligence è proprio la visibilità e la trasparenza lungo tutta la supply chain (a volte si parla di catene di fornitura “opache” limitate al Tier 1);
  • non si può assumere un approccio “generalizzato”: non è possibile immaginare che la visibilità sulla catena di fornitura sia la stessa per aziende appartenenti a settori completamente diversi tra loro;
  • l’obiettivo non è soltanto quello di analisi, ma di prevenzione e mitigazione

gestione sostenibile delle catene di fornitura un fattore di crescita aziendale 04

Il valore aggiunto dell’audit ESG per le aziende

Nel quadro di un monitoraggio attento delle proprie catene di fornitura, gli audit ESG sono uno strumento prezioso a disposizione delle imprese per ottenere una verifica formale delle politiche, pratiche e performance con cui un’azienda e i suoi fornitori gestiscono i rischi materiali legati all’impatto climatico, ai diritti dei lavoratori, alla condotta etica e alla trasparenza.

L’audit ESG deve essere considerato come un processo, composto da una serie di step:

  1. progettazione attenta e concertata della checklist di domande che l’auditor pone al fornitore, ispirate alle Convenzioni ILO sulla tutela dei diritti umani e dei lavoratori e della sicurezza sul lavoro;
  2. mappatura dei fornitori sui quali fare attività di audit “in campo”: è importante fare una selezione e una valutazione del rischio a monte, per identificare quali sono i fornitori meno conosciuti e, quindi, più a rischio, che richiedono monitoraggio più approfondito;
  3. scelta del tipo di audit adeguato: si possono effettuare audit preannunciati ma anche verifiche non annunciate, nel caso di fornitori con elevato livello di rischio;
  4. attivazione delle azioni correttive: dopo l’audit, si può richiedere una review documentale (desktop review) oppure un follow-up in loco, per verificare che siano state effettivamente attuate azioni di miglioramento.

gestione sostenibile delle catene di fornitura un fattore di crescita aziendale 05

Un gruppo di lavoro di aziende italiane sui temi

Su queste premesse, il Network italiano di UN Global Compact porta avanti dal 2023 il Tavolo di Lavoro sul Sustainable Procurement, con lo scopo di offrire alle aziende italiane aderenti al Global Compact delle Nazioni Unite uno spazio di approfondimento tematico, scambio di esperienze e apprendimento tra pari sulla gestione sostenibile delle catene di fornitura.

Per l’edizione 2026, il gruppo di lavoro coinvolge 68 organizzazioni business – di cui 95% company e 5% PMI. Il percorso si svolgerà tra aprile e novembre 2026 e sarà articolato inquattro appuntamenti, che approfondiranno le seguenti tematiche:

  • due diligencee audit ESG;
  • supplier management e sistemi di valutazione;
  • riduzione delle emissioni e circolarità nella filiera;
  • digitalizzazione e intelligenza artificiale per il sustainable procurement.

 

GUARDA LA PHOTO GALLERY DELL’EVENTO ▶

 

Leggi anche:

UN Global Compact Network Italia lancia il primo vademecum per guidare le catene di fornitura verso una filiera totalmente sostenibile

La sostenibilità come leva strategica per la crescita economica

Share: