Per trasformare gli impegni climatici in una traiettoria concreta verso il net-zero non basta fissare un obiettivo: servono strumenti adeguati, responsabilità chiare e un sistema capace di misurare i progressi nel tempo. È questa la prospettiva con cui UN Global Compact Network Italia ha dedicato un webinar alla nuova Versione 2.0 del Corporate Net-Zero Standard della Science Based Targets initiative (SBTi), approfondendone le principali novità e le implicazioni per le imprese.
L’incontro si inserisce nella collaborazione che UN Global Compact Network Italia porta avanti da circa due anni con SBTi, anche nell’ambito del Climate Ambition Accelerator, accompagnando le aziende dalla costruzione dell’inventario delle emissioni alla definizione e attuazione di target basati sulla scienza.
Non basta fissare un target
La V2.0 sposta il baricentro dall’obiettivo alla sua attuazione. Lo Standard introduce un ciclo di cinque anni, con monitoraggio e reporting annuali e una valutazione formale al termine del periodo: non conta quindi soltanto dove un’azienda vuole arrivare, ma anche come procede lungo il percorso. L’attenzione si sposta così sulla capacità di tradurre gli obiettivi in azioni, verificarne l’efficacia e intervenire nel tempo per mantenere il percorso coerente con l’ambizione climatica.
Più flessibilità, stesso rigore
La nuova versione supera l’idea di un unico approccio valido per tutte le imprese, distinguendo tra due diverse categorie in base dimensione, geografia e contesto economico, e offrendo strumenti più flessibili. La flessibilità non significa però ridurre il rigore: rimangono centrali la trasparenza, il monitoraggio dei risultati e il miglioramento continuo. Lo Standard è il risultato di un ampio processo di confronto internazionale, che ha coinvolto oltre 1.770 risposte alle consultazioni, 320 aziende pilota e più di 100 esperti.

Prima la decarbonizzazione diretta
Al centro resta la riduzione delle emissioni. La V2.0 definisce una gerarchia di interventi che parte dalla decarbonizzazione diretta delle attività aziendali e si estende, dove necessario, ad altre leve a livello di filiera, sistema e settore. Il principio è quello del best effort: utilizzare tutti gli strumenti disponibili, rendendo trasparenti anche gli ostacoli incontrati e le azioni intraprese per superarli. In questo modo, l’azione climatica viene considerata come un processo progressivo, nel quale le imprese sono chiamate ad agire sulle proprie emissioni e, al tempo stesso, a contribuire alla trasformazione dei sistemi produttivi.
Più responsabilità nel tempo
Lo Standard rafforza inoltre il ruolo della governance. La responsabilità dell’azione climatica deve coinvolgere la leadership aziendale e tradursi in una struttura di governance e in un transition plan, approvato dal top management e sottoposto a revisione almeno ogni cinque anni.
Un passaggio graduale alla V2.0
La transizione al nuovo Standard sarà progressiva. Gli obiettivi già validati secondo gli standard precedenti rimangono validi; nel 2027 le aziende potranno scegliere se utilizzare la versione precedente o la V2.0, che diventerà operativa nel 2027 e obbligatoria dal 2028 per i nuovi target sottoposti a validazione.
La V2.0 rafforza così il passaggio dalla definizione dell’ambizione alla sua concreta realizzazione. Per le imprese significa integrare obiettivi climatici, governance, piani di transizione e monitoraggio in un unico percorso. Per UN Global Compact Network Italia, significa continuare a sostenere le aziende italiane nel processo di decarbonizzazione, per un’economia più competitiva e più sostenibile.
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