Il 10 settembre 2026 UN Global Compact Network Italia ha organizzato il webinar “Nuovi ESRS: implicazioni per le imprese”, dedicato alle novità introdotte dalla revisione degli European Sustainability Reporting Standards da parte della Commissione Europea lo scorso luglio. L’incontro, realizzato in collaborazione con EFRAG (Gruppo consultivo europeo sull'informativa finanziaria), ha offerto alle aziende aderenti al Network un quadro aggiornato sulle novità introdotte dal pacchetto Omnibus I e sul processo di revisione degli standard di reporting.

L’iniziativa si inserisce nel percorso di dialogo avviato da UN Global Compact Network Italia con le istituzioni europee ed EFRAG, dopo la tavola rotonda tenutasi a Bruxelles a giugno, in cui era stato anticipato lo stato di avanzamento della revisione degli ESRS e il rafforzamento del ruolo della materialità come filtro delle informazioni da rendicontare.

Meno imprese coinvolte, più respiro per tutte

La revisione nasce da un'esigenza chiara: rendere la rendicontazione di sostenibilità più proporzionata, senza perdere di vista il rigore e la qualità dei dati raccolti, e allo stesso tempo garantire la competitività delle imprese europee, soprattutto in un contesto globale in cui le aziende si trovano a confrontarsi con molteplici regimi di reporting. Il pacchetto Omnibus I riduce in modo netto il perimetro della CSRD, che ora si applicherà solo alle imprese con oltre 1.000 dipendenti e più di 450 milioni di euro di fatturato — una diminuzione stimata dell'85% delle aziende coinvolte. Arrivano inoltre nuove esenzioni per le società controllate e per le holding finanziarie con attività indipendenti tra loro.

Meno dati, più sostanza

Chiara Del Prete, Presidente del Sustainability Reporting Technical Expert Group (TEG) di EFRAG e ospite del webinar, ha ribadito che il cuore della riforma è la semplificazione degli standard. In particolare, i datapoint complessivi si riducono del 71% e vengono eliminati del tutto quelli volontari. L'obiettivo è una rendicontazione più leggibile, integrata nel reporting aziendale e realmente utile a chi la legge. La materialità diventa il filtro generale delle informazioni, con un approccio più principle-based e maggiore flessibilità nella disaggregazione dei dati.

Uno standard su misura anche per chi non è obbligato

Le imprese non soggette alla CSRD ma coinvolte nelle catene del valore — spesso PMI — non restano senza strumenti: il nuovo Standard Volontario (VS), che amplia il proprio campo di applicazione ad aziende che registrano fino a 1.000 dipendenti e introduce esenzioni per le microimprese, punta a diventare il riferimento condiviso tra imprese, banche e investitori, incoraggiati a limitare le proprie richieste di dati ai contenuti del VS.

Uno sguardo internazionale

Nonostante la riduzione dei datapoint, EFRAG conferma che l'allineamento con gli standard globali resta un pilastro della revisione: il perimetro delle emissioni GHG è ora pienamente coerente con il GHG Protocol (lo standard più utilizzato al mondo per misurare l'impronta di carbonio delle imprese), la struttura si avvicina agli IFRS Sustainability Standards (i principi contabili di riferimento per gli investitori internazionali) e viene esplicitata la possibilità di fare riferimento agli standard SASB, pensati per rendere confrontabili i dati di sostenibilità tra imprese dello stesso settore. In altre parole, un'impresa italiana potrà continuare a parlare la stessa lingua dei mercati finanziari globali, senza dover produrre report doppi o scollegati tra loro.

Una riforma, dunque, pensata per rendere la rendicontazione di sostenibilità uno strumento più snello e accessibile, senza rinunciare alla sua funzione principale: offrire a mercati e stakeholder un'informazione affidabile sul percorso di transizione delle imprese europee.

>> Per maggiori informazioni, ascolta il webinar.

Share: