In un contesto globale caratterizzato da crescente instabilità climatica, pressioni normative e trasformazioni economiche profonde, la decarbonizzazione continua a rappresentare una delle principali priorità strategiche per il settore privato. La capacità delle imprese di misurare, gestire e ridurre le proprie emissioni di gas a effetto serra è oggi un elemento sempre più rilevante non soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche sotto il profilo della competitività, della resilienza e della gestione del rischio.

A conferma della centralità del tema, nel maggio 2026 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che rafforza il principio secondo cui affrontare il cambiamento climatico non rappresenta più soltanto una scelta politica, ma un obbligo derivante dal diritto internazionale. Un passaggio che conferma come la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio stia diventando un elemento strutturale delle strategie pubbliche e aziendali.

Parallelamente, gli effetti sempre più evidenti della crisi climatica continuano a incidere sulle attività economiche e produttive. Nei prossimi mesi, ad esempio, il fenomeno di El Niño contribuirà ad accentuare anomalie climatiche ed eventi meteorologici estremi in diverse aree del pianeta, con possibili ripercussioni sulle catene di approvvigionamento, sui mercati e sulla continuità operativa delle imprese. In questo scenario, la riduzione delle emissioni e l'adozione di strategie di mitigazione rappresentano strumenti fondamentali per rafforzare la capacità di adattamento del sistema economico.

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Dalla misurazione delle emissioni alla definizione di una strategia climatica

La decarbonizzazione richiede un approccio strutturato, che consenta alle aziende di trasformare gli obiettivi climatici in azioni concrete e misurabili. Per questo motivo, un percorso efficace deve accompagnare le organizzazioni lungo tutte le fasi della gestione delle emissioni, dalla loro quantificazione fino alla definizione di una strategia di transizione.

Il punto di partenza è rappresentato dalla costruzione di un inventario delle emissioni di gas serra (GHG Inventory), indispensabile per comprendere l'impronta climatica dell'organizzazione e identificare le principali fonti emissive lungo gli Scope 1, 2 e 3. Una misurazione accurata costituisce infatti la base per qualsiasi decisione strategica successiva.

Una volta definito il proprio profilo emissivo, le aziende sono chiamate a tradurre questa conoscenza in obiettivi climatici credibili e scientificamente fondati. In questo contesto assume particolare rilevanza la definizione di Science-Based Targets (SBT), ossia target di riduzione delle emissioni coerenti con le indicazioni della comunità scientifica e con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi. Questo passaggio richiede non solo competenze tecniche, ma anche il coinvolgimento degli stakeholder interni e l'integrazione delle tematiche climatiche nei processi decisionali aziendali.

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La definizione degli obiettivi deve poi essere accompagnata dall'individuazione delle strategie più efficaci di gestione delle emissioni. Efficienza energetica, elettrificazione dei consumi, approvvigionamento di energia rinnovabile, innovazione di processo e coinvolgimento della catena del valore rappresentano alcune delle principali leve a disposizione delle imprese per ridurre concretamente il proprio impatto climatico e raggiungere gli obiettivi prefissati.

Il Climate Ambition Accelerator 2026

Su queste premesse si sviluppa l'edizione 2026 del Climate Ambition Accelerator, il programma promosso dal Network italiano del Global Compact delle Nazioni Unite per supportare le imprese nello sviluppo di strategie climatiche ambiziose e basate sulla scienza.

L'edizione di quest'anno, la quinta a cura del Network italiano, è realizzata con il contributo di FiberCop e il supporto tecnico di Carbonsink (a South Pole Company) e coinvolge 33 aziende confermando il Climate Ambition Accelerator tra le iniziative più partecipate all'interno della rete globale del Global Compact e testimoniando il costante interesse delle imprese verso percorsi strutturati di decarbonizzazione.

Il primo incontro in presenza nel quadro dell’Accelerator - ospitato a Milano presso la sede di Green Media Lab - è stato dedicato al tema del GHG Inventory, affrontando gli aspetti fondamentali della contabilizzazione delle emissioni aziendali. La giornata di lavoro ha approfondito la rendicontazione delle emissioni Scope 1, Scope 2 e Scope 3, offrendo ai partecipanti un aggiornamento sulle più recenti evoluzioni del GHG Protocol. Ampio spazio è stato dedicato alle esercitazioni pratiche, attraverso attività di gruppo finalizzate alla definizione del perimetro di inventario, alla raccolta dei dati più rappresentativi e alla selezione dei fattori emissivi più appropriati.

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Particolarmente rilevante è stato il confronto sulle emissioni Scope 3 e sul ruolo della supply chain nei percorsi di decarbonizzazione, tema affrontato durante una tavola rotonda che ha coinvolto rappresentanti aziendali di aziende aderenti al Global Compact impegnati nella gestione e riduzione delle emissioni lungo la catena del valore.

Tra i temi emersi, le strategie di coinvolgimento dei fornitori, tema che ha rappresentato l’argomento di maggiore interesse tra i partecipanti. Tra le sfide principali emerse in questo senso, sono state menzionate:

  • la scarsa qualità del dato raccolto da parte dei fornitori, che spesso ne mina la comparabilità

  • la difficoltà di veicolare ai fornitori l’importanza che esso riveste per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni complessive dell’azienda.

Lavorare sulla consapevolezza e sulla cultura aziendale dei supplier è fondamentale per renderli parte del percorso di decarbonizzazione e più in generale, attori parte della transizione sostenibile.

 

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