Contributo a firma di Daniela Bernacchi, Executive Director, UN Global Compact Network Italia pubblicato nel Rapporto EcoMedia 2025 sull'informazione ambientale in Italia

Nel dibattito contemporaneo sulla sostenibilità di impresa, ma non solo, esiste un paradosso sempre più evidente: mentre le aziende accelerano l’integrazione di criteri ambientali, sociali e di governance nei propri modelli operativi, il racconto mediatico di questa trasformazione appare spesso frammentato, intermittente e in parte disallineato rispetto alla realtà. La distanza non è solo quantitativa, ma soprattutto narrativa. Il modo in cui l’informazione si struttura oggi, fortemente influenzato da logiche algoritmiche e metriche di attenzione, tende a privilegiare ciò che è immediato, conflittuale o “virale”. La sostenibilità, al contrario, è un processo lento, sistemico, spesso tecnico, che difficilmente si presta a diventare contenuto da alto “click-through rate”.

Questo crea una prima frizione: ciò che accade nel mondo delle imprese richiede tempo per essere compreso, mentre ciò che viene premiato dall’ecosistema informativo è ciò che genera reazioni rapide. Il risultato è che molte trasformazioni reali restano sullo sfondo, pur avendo un impatto sull’economia e sulla società.

In questo contesto si inserisce anche una questione più ampia che riguarda la qualità e l’indipendenza dell’informazione. Le dinamiche di disinformazione, le pressioni politiche e la crescente polarizzazione del dibattito pubblico contribuiscono a rendere più instabile il terreno su cui si costruisce la narrazione dei fatti ed eventi complessi.

Questo fenomeno è particolarmente evidente sulle piattaforme social, diventate nel tempo veri e propri canali alternativi di informazione. Apparentemente più libere e di immediata fruizione, hanno in realtà contribuito ad amplificarlo in modo esponenziale. Da un lato, premiando figure non professionali; dall’altro, riscrivendo i linguaggi dell’informazione, semplificandoli e impoverendoli fino all’estremo e riducendo in modo significativo il tempo di attenzione e di memoria dell’utente finale.

In questo scenario, i temi ambientali e scientifici risultano particolarmente penalizzati, spesso vittime di manipolazioni e distorsioni. Ciò avviene anche perché l’accesso ai dati diventa, paradossalmente, più complesso o facilmente soggetto a contestazioni e rielaborazioni di natura politica. Il rischio non è soltanto quello di una cattiva informazione, ma di un'informazione polarizzata. Quando i dati vengono resi meno accessibili o filtrati attraverso cornici interpretative fortemente orientate, la capacità di comprendere fenomeni come la transizione ecologica si riduce sensibilmente.

Questa crisi non è nuova, già lo scorso anno con la presentazione del Rapporto EcoMedia 2024 se ne è parlato, e in questi dodici mesi non abbiamo avuto stravolgimenti. Eppure, mentre il racconto di media e social procede in modo disomogeneo e spesso parziale, il mondo delle imprese continua a evolversi con maggiore continuità e concretezza.

Nel 2025, il Global Compact Network Italia ha registrato 150 nuove adesioni, il dato più alto dalla sua nascita: un segnale chiaro di come la sostenibilità non sia più un elemento accessorio, ma una leva sempre più integrata nelle strategie aziendali. A rendere questo risultato ancora più significativo è la sua composizione: le nuove adesioni riflettono un panorama ampio e diversificato, in cui le grandi imprese rappresentano il 33% e le PMI il 67%. Un equilibrio che conferma come la sostenibilità si stia diffondendo trasversalmente nel tessuto produttivo, superando definitivamente i confini delle grandi corporate.

Nel complesso, il Network supera oggi gli 800 aderenti, configurandosi come uno specchio sempre più rappresentativo dell’economia nazionale. Si tratta di un’evoluzione che racconta una trasformazione reale, sistemica e già in atto, spesso più avanzata di quanto emerga nel racconto mediatico dominante.

corporate sustainability il racconto dei media 03 resized

Questo scarto tra realtà e narrazione trova ulteriore conferma anche nel report European Private Sector SDG Stocktake 2024, pubblicato dai Country Network europei dell’UN Global Compact e presentato durante il Leader Summit, side-event dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York dello scorso settembre.

Il documento, infatti, evidenzia come l’integrazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sia ormai diffusa tra le imprese. L’indagine, condotta su 1.422 aziende in 10 Paesi europei, restituisce per l’Italia un quadro particolarmente positivo: l’88% delle aziende dichiara una conoscenza approfondita degli SDGs e il 72% li ha già integrati nelle proprie strategie.

Le priorità si concentrano soprattutto su alcuni ambiti chiave, come la tutela degli ecosistemi terrestri (Goal 15), la salute e il benessere (Goal 3) e giustizia e istituzioni responsabili (Goal 16). Inoltre, la maggior parte delle aziende soggette ad Omnibus prevedono di fare riferimento agli SDGs nei propri report di sostenibilità, segno di un allineamento crescente anche sul piano della rendicontazione.

Nel loro insieme, questi elementi restituiscono un quadro complesso ma chiaro: la trasformazione è già in corso, diffusa e concreta, ma non sempre trova uno spazio adeguato nel racconto mediatico mainstream. Le imprese avanzano, sperimentano e si strutturano, mentre la percezione pubblica di questo cambiamento continua a rimanere, almeno in parte, incompleta.

La conseguenza è una frattura crescente tra realtà e percezione. Da un lato, un sistema produttivo che si sta adattando a linee guida ambientali, sociali e regolatori sempre più evolute; dall’altro, un ecosistema informativo che tende a rappresentare questi processi in modo sporadico o a non raccontarle affatto.

Il nodo centrale, allora, non è soltanto cosa viene raccontato, ma come viene selezionato ciò che diventa racconto. Se la sostenibilità d’impresa resta ai margini dell’agenda mediatica, nonostante la sua centralità nei processi economici, il rischio è quello di una comprensione distorta della realtà economico-sociale.

In questo senso, il tema della corporate sustainability non riguarda solo le imprese, ma anche la capacità dei media di restituire una rappresentazione fedele delle trasformazioni in corso. Perché senza un racconto adeguato, anche i cambiamenti più profondi rischiano di restare invisibili.

 

> Leggi qui il Rapporto EcoMedia 2025 completo

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