Nell’ambito della prima edizione dell’iniziativa “AI Days– organizzata dalla Direzione generale per i partenariati parlamentari per la democrazia (DG PART) in collaborazione con alcune delle Commissioni del Parlamento europeo (AFCO, EMPL, IMCO e LIBE) – sono stati discussi e approfonditi aspetti normativi, etici e strategici legati alla governance dell’intelligenza artificiale, con un’attenzione particolare all’equilibrio tra sicurezza democratica, innovazione e cooperazione multilaterale. In un contesto di competizione globale, la corsa all’IA rende sempre più urgente per l’Europa consolidare la propria visione strategica fondata sui diritti e sui principi democratici: l’AI Act nasce da una consapevolezza profonda dei rischi che tecnologie come i deepfake e la sorveglianza automatizzata possono comportare per la trasparenza democratica.

In questo scenario, l’impianto normativo europeo ha dato prova di una volontà di adattamento costante – come testimoniato dal voto del Parlamento sull’Omnibus Digitale sull’AI – e ha annunciato bandi strategici superiori a 200 milioni di euro destinati alla creazione di data centergiga factories, considerati infrastrutture chiave per la sovranità digitale europea.

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Poprio in queste ultime ore è stato raggiunto un accordo nel trilogo, ovvero la trattativa tra le istituzioni europee sul tema. I focus principali: 

  • entro il 2 agosto 2027 tutti i Paesi europei dovranno istituire le proprie sandbox normative per l'intelligenza artificiale, ovvero quegli ambienti controllati e protetti in cui le imprese innovative possono testare prodotti, servizi o modelli di business tecnologicamente avanzati;
  • è stato posticipato al 2 dicembre 2026 l'obbligo di filigrana sui contenuti generati dall'intelligenza artificiale, ovvero quelle tecniche che consentono di individuare e tracciare i contenuti generati dall'IA.

IA e diritti umani: l’importanza di un approccio multilaterale

L’intelligenza artificiale non rappresenta solo una questione tecnologica, ma una trasformazione capace di definire le economie e le istituzioni politiche. Data la natura transnazionale dell’IA, nessun Paese può affrontarne gli effetti da solo: servono investimenti congiunti e un approccio multilaterale per governarne l’impatto.

Senza un quadro condiviso, l’IA rischia di allargare le disuguaglianze e concentrare ulteriormente il potere, minacciando la sicurezza e l’integrità delle istituzioni. L’Europa ha un ruolo centrale di riferimento nel bilanciamento tra regolazione e innovazione, come testimonia il contributo decisivo dell’UE per la definizione di norme comuni sulla governance dell’IA nel quadro del Global Digital Compact promosso dalle Nazioni Unite.

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Aziende, sovranità tecnologica e democrazia: un focus

Nel 2025, la Commissione Europea aveva già varato l’AI Continent Action Plan, un piano d'azione industriale volto a rendere l'Unione Europea leader globale nello sviluppo e nell'adozione dell'intelligenza artificiale. Non si tratta di una legge, ma di un piano strategico che mira a costruire un ecosistema integrato che unisca innovazione, competitività industriale, sovranità tecnologica e rispetto dei diritti umani fondamentali.

Il piano si basa su un’architettura di competenze, infrastrutture e semplificazione normativa, già concretizzatasi con la creazione di 19 “AI factories” dedicate a supercomputer: l’impegno ora riguarderà l’ampliamento dell’accesso a tali risorse per PMI e start-up, così da favorire un ecosistema tecnologico aperto e competitivo.

L’armonizzazione di norme spesso frammentate e la riduzione di oneri burocratici può essere strategica per le aziende, soprattutto in una fase di forte competizione globale. Nel complesso, però, la sfida nell’uso delle nuove tecnologie e dell’IA, in particolare, sarà quella di rendere le norme realmente applicabili e coerenti con le esigenze produttive: un passaggio cruciale per sostenere lo sviluppo tecnologico delle imprese e rafforzare la competitività dell’industria italiana nel contesto internazionale.

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