Aiutare le imprese a integrare la tutela dei diritti umani e dei lavoratori nelle strategie aziendali, con particolare attenzione alle proprie operations e alla catena del valore. È questo l’obiettivo del Business & Human Rights Accelerator promosso dal Network italiano di UN Global Compact per il terzo anno consecutivo, che vede protagoniste 33 aziende aderenti – di cui 85% company e 15% PMI, provenienti da diversi settori merceologici. Durante la prima sessione locale del programma di formazione – che si avvale della moderazione di Oxfam Italia e del supporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) – è stata anzitutto portata l’attenzione sugli UN Guiding Principles on Business and Human Rights (UNGPs), delineando un quadro di riferimento chiaro e autorevole sulle politiche e sui processi che le aziende dovrebbero adottare per garantirne il pieno rispetto.
Gli UNGPs si fondano su tre pilastri principali:
- Proteggere: l’obbligo degli Stati di proteggere gli individui dalle violazioni dei diritti umani compiute sul proprio territorio da parte di terzi, incluse le imprese.
- Rispettare: le imprese hanno la responsabilità di garantire il rispetto dei diritti umani, attraverso processi di due diligence, nonché prevenendo e mitigando gli impatti negativi che le loro attività possono avere su di essi.
- Rimediare: in caso di violazione dei diritti umani, alle vittime deve essere garantito l’accesso a vie legali di tutela e meccanismi di reclamo.

Settore privato e due diligence: spunti d’azione concreti
Tenendo conto dei valori alla base dei Principi Guida delle Nazioni Unite su Imprese e Diritti Umani, sono stati offerti, poi, ai partecipanti spunti d’azione concreti per il settore privato relativi all’intero processo di due diligence e al suo primo step: identificare gli impatti negativi – effettivi e potenziali – sui diritti umani. In particolare, le imprese sono invitate a:
- adottare un impegno pubblico/policy, cioè una dichiarazione di intenti che esprima l’impegno dell’azienda a rispettare i diritti umani riconosciuti a livello internazionale. L’adozione di una policy rappresenta la base per incorporare tale responsabilità in tutta l’organizzazione. La policy deve essere elaborata da un gruppo di lavoro interfunzionale, informata dal contributo di professionisti ed esperti della materia, condivisa e approvata dai massimi vertici dell’impresa, resa di pubblico dominio e sostenuta da un’adeguata formazione di tutto il personale aziendale. Un passaggio nodale è la sua implementazione operativa, ovvero l’integrazione nei processi aziendali, il monitoraggio e la revisione periodica.
- considerare, nella mappatura dei rischi, i fattori specifici legati ai Paesi in cui si opera, al settore di appartenenza e ai fornitori.
- partire dall’identificazione delle aree di business in cui il rischio di impatti negativi sulle persone è più significativo, al fine di stabilire dove condurre una due diligence più approfondita, basata su informazioni provenienti sia da fonti interne (es. audit, meccanismi di reclamo) sia esterne (es. report di ONG, articoli) all’azienda.

In questo contesto è stato presentato il percorso di Prysmian – azienda sponsor dell’edizione 2026 dell’acceleratore – in tema di diritti umani, con focus sul processo di revisione della propria Human Rights Policy, rivista e aggiornata secondo il framework di risk assessment e un confronto con i principali benchmark internazionali, coinvolgendo tutte le funzioni aziendali (HR, sostenibilità, procurement, finance ecc.), proprio per sottolineare il fatto che il tema dei diritti umani deve essere integrato in tutti i processi aziendali.
Due diligence: cosa cambia con le recenti modifiche normative
Un focus specifico durante l’incontro è stato dedicato all’aggiornamento legislativo relativo alla Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), alla luce dell’approvazione formale del pacchetto Omnibus I. La normativa si applica alle grandi imprese dell’Unione Europea (almeno 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato netto mondiale, con un’ampia restrizione rispetto ai criteri della precedente proposta normativa) e alle imprese extra-UE che generano nell’Unione un fatturato superiore alla stessa soglia. Le piccole e medie imprese non rientrano direttamente nell’obbligo, ma possono essere coinvolte come fornitori o subfornitori.
La direttiva introduce obblighi di Human Rights and Environmental Due Diligence (HREDD), nello specifico:
- integrazione della due diligence nelle politiche aziendali
- valutazione dei rischi su diritti umani e ambiente con un approccio basato sul rischio
- coinvolgimento degli stakeholder
- misure preventive e correttive, meccanismi di reclamo, monitoraggio e reporting.

Il ruolo del Global Compact delle Nazioni Unite
In uno scenario di crisi ed incertezza, anche relativamente ai diritti umani, il suggerimento alle imprese è quello di continuare a fare riferimento ai Principi Guida delle Nazioni Unite, tuttora il framework più completo e autorevole in materia di diritti umani per quanto concerne il processo due diligence.
La strategia 2026-2030 di UN Global Compact, infatti, mantiene alta l’attenzione sui diritti umani, che si rivelano un tema trasversale alle quattro aree d’azione identificate come prioritarie: clima e natura, lavoro dignitoso e living wage, parità di genere e finanza sostenibile. La strategia rafforza, inoltre, l’orientamento all’azione, puntando su due diligence, trasparenza e progressi concreti, rendicontati tramite la Communication on Progress (CoP), lo strumento di reporting a disposizione delle aziende aderenti.
Leggi anche: Pacchetto Omnibus I: approvato in via definitiva dal Parlamento Europeo
Fonte immagini: Lidia Montanari ph