Ogni anno, il 22 marzo, si celebra il World Water Day, una giornata istituita nel 1992 dalle Nazioni Unite che vuole puntare i riflettori sul ruolo cruciale dell’acqua per la nostra vita e le nostre azioni quotidiane.
Tra gli obiettivi principali della Giornata Mondiale dell'Acqua c’è quello di promuovere il raggiungimento dell’SDG 6, acqua e servizi igienico-sanitari per tutti entro il 2030, e di sensibilizzare più persone possibili sulla crisi idrica globale, con il fine di trovare strategie per una gestione sostenibile e sicura delle risorse idriche per tutte e tutti.
Ogni anno, UN Water definisce il tema della giornata, e quello del 2026 è “Water and Gender”, anche sulla scia delle iniziative legate ai diritti umani e delle donne che si celebrano nel mese di marzo.
Dove scorre l'acqua, cresce l'uguaglianza
Questa edizione del World Water Day vuole stimolare una riflessione sulla relazione fondamentale tra acqua, donne e uguaglianza di genere, con la volontà di mettere le donne al centro delle decisioni relative alla gestione delle risorse idriche, per costruire comunità più eque, sicure e sostenibili.
La crisi idrica globale colpisce tutti e tutte, ma non allo stesso modo. Nel mondo, oltre 2,1 miliardi di persone non dispongono di acqua potabile sicura e, molto spesso, dove non è garantito un accesso sicuro e facilmente raggiungibile all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, le disuguaglianze prosperano, e donne e ragazze ne subiscono il peso.
- A livello globale, oltre 1 miliardo di donne non ha accesso a servizi di acqua potabile gestiti in modo sicuro (ONU Donne/UNDESA, 2023)
- nel mondo 1,8 miliardi di persone non dispongono di acqua potabile direttamente nelle proprie case e, in due famiglie su tre, sono le donne a occuparsi della raccolta dell'acqua (WHO/UNICEF, 2023)
- in 53 Paesi nel mondo, secondo i dati a disposizione, donne e ragazze trascorrono 250 milioni di ore al giorno nelle attività di raccolta dell'acqua – il triplo del tempo impiegato da uomini e ragazzi (ONU Women/UNDESA, 2024)

La crisi idrica è una questione di genere
Secondo l’ultimo report delle Nazioni Unite, dal titolo "Global Water Bankruptcy: Living Beyond Our Hydrological Means in the Post-Crisis Era", il mondo è ormai entrato in una situazione di “collasso sistemico”: le risorse idriche a nostra disposizione sono state utilizzate e inquinate in maniera così impattante, che non possiamo riportarle ai livelli precedenti.
La bancarotta idrica è tanto una sfida ambientale quanto una sfida politica ed etica: solo per fare alcuni esempi, le decisioni politiche su quali Paesi devono ridurre i consumi, quali riceveranno compensazioni ambientali o quali regioni hanno una priorità in termini di investimenti, avranno un forte impatto sulle dinamiche e la coesione sociale per decenni.
Se queste decisioni favoriranno sistematicamente gruppi già potenti, la gestione della bancarotta idrica rischia di diventare un fattore di instabilità e di ingiustizia piuttosto che un percorso verso la resilienza.
Un approccio corretto alla gestione della bancarotta idrica richiede una partecipazione significativa e processi decisionali inclusivi, trasparenti e giusti. Le comunità interessate – come i piccoli agricoltori, i popoli indigeni, le donne, i giovani – dovrebbero avere voce nella definizione dei piani di riallocazione, delle scelte infrastrutturali e delle strategie di adattamento.

Troppo spesso, donne e ragazze vengono escluse dal processo decisionale, dalle posizioni di leadership, dai finanziamenti e da ruoli di rappresentanza. Questo rende la crisi idrica una crisi di genere – al pari delle crisi dovute all’uso insostenibile delle altre risorse naturali – soprattutto in quei Paesi nel mondo in cui non è garantito un accesso sicuro e facilmente raggiungibile all’acqua e ai servizi.
È necessario un approccio trasformativo e basato sui diritti per risolvere queste sfide, in cui le voci delle donne siano ascoltate e la loro autonomia riconosciuta. Per questo, in una recente policy note redatta da UNEP-DHI, Global Water Partnership (GWP) e UN Women, sono state proposte sette azioni chiave per accelerare l’integrazione delle questioni di genere nella gestione delle risorse idriche, ovvero:
- promuovere un forte impegno politico, ai più alti livelli, per rendere la parità di genere una priorità;
- integrare in modo esplicito la parità di genere all’interno di leggi, politiche e strategie rivolte alla gestione delle risorse idriche;
- assegnare budget dedicati e investire in capitale umano, anche in settori come questo, non tipicamente afferenti alla “gender equality”;
- garantire che le donne e i gruppi marginalizzati partecipino pienamente ai processi decisionali e ai ruoli tecnici;
- sviluppare strumenti di monitoraggio, capaci di raccogliere dati disaggregati per genere, che traccino gli impatti dei programmi di genere e identificano aree prioritarie di intervento;
- investire nell’educazione e nello sviluppo di skills, per far sì che le donne abbiano sempre più ruoli decisionali nelle professioni legate alla gestione dell’acqua;
- creare partnership e organi di coordinamento multi-stakeholder, per garantire un’azione coordinata sulla parità di genere, nei settori legati a clima, ambiente e acqua.
Soltanto così potremmo costruire un futuro più sicuro e fare dell’acqua non solo un elemento cruciale per la nostra vita ma anche per le nostre società.
Fonte immagini: Pexels
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