Il settore privato italiano rafforza il proprio impegno sulla parità di genere, ma il divario nel mondo del lavoro resta una sfida strutturale che richiede un’accelerazione concreta: è questo il messaggio lanciato da UN Global Compact Network Italia durante l’evento “Ring the Bell for Gender Equality”, la campagna internazionale che celebra l’International Women’s Day 2026.
Il cerimoniale vuole dedicare l’apertura dei mercati finanziari alla riduzione dei divari di genere e si inserisce nell’ambito di un’iniziativa globale che coinvolge oltre cento Borse in tutto il mondo: in Italia, è organizzato ogni anno da Borsa Italiana (Gruppo Euronext) e Women in ETFs e promosso da UNGCN Italia.
L’evento si è svolto venerdì 6 marzo, presso la sede di Borsa, a Milano, e ha coinvolto: il CEO di Borsa Italiana, Fabrizio Testa, il Presidente Filippo Bettini e l’Executive Director Daniela Bernacchi di UNGCN Italia, l’Head of HR Italy di Euronext, Marina Forquet Famiglietti, la Responsabile Investimenti e Prodotti di investimento del Gruppo Bper, Grazia Orlandini, e il Chief Financial Officer di Edison SpA, Ronan Lory.

Il divario di genere è una questione strutturale
Nonostante progressi registrati e punti di forza, però, il divario di genere resta ancora strutturale: secondo il Global Gender Gap Report 2025 del World Economic Forum, infatti, il gender gap mondiale risulta colmato solo per il 68,8% e al ritmo attuale saranno necessari, a livello mondiale, circa 123 anni per raggiungere la piena parità.
Nel Gender Equality Index 2024 dell’European Institute for Gender Equality (EIGE), l’Italia ha ottenuto 61,9 punti su 100, classificandosi al 12° posto nell’Unione Europea e migliorando di 9,4 punti rispetto al 2015. Permangono tuttavia criticità nell’area del lavoro, dove l’Italia si colloca all’ultimo posto, confermando la dimensione occupazionale ed economica come principale ambito di intervento.
L’impegno del settore privato italiano verso la parità di genere è superiore alla media europea
Nonostante una situazione globale ancora complessa e critica, notizie incoraggianti arrivano dalle aziende del Network italiano, come confermano i risultati della rendicontazione annuale obbligatoria (Communication on Progress 2025) attraverso cui le imprese aderenti comunicano i progressi compiuti in ambito di sostenibilità.
Dai dati emerge che:
- il 25% delle grandi aziende e il 35% delle PMI registra una presenza femminile in posizioni di leadership, rispetto a una media italiana del 21%
- sul piano delle policy, il 96% delle grandi imprese e il 75% delle PMI ha adottato politiche sui diritti delle donne e sulla parità di genere, rispetto a una media europea del 91% e del 76% a livello europeo
In questo contesto si inserisce, però, l’azione concreta della Direttiva (UE) 2023/970, che entrerà in vigore da giugno 2026 e rafforzerà il principio della parità retributiva attraverso obblighi di trasparenza salariale, sia in fase di assunzione sia durante il rapporto di lavoro, prevedendo misure correttive nei casi in cui il divario superi il 5%. Un intervento particolarmente rilevante alla luce dei dati che evidenziano differenziali retributivi ancora superiori al 25% in alcuni ruoli, come segnalato dal terzo rendiconto di genere del Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inps.

Il supporto concreto di UN Global Compact alle imprese sui temi
In questo scenario, l’UN Global Compact è in prima linea per fornire alle aziende le conoscenze e competenze utili ad accrescere l’impatto dell'SDG 5 dell’Agenda 2030. Tra questi figurano i Women’s Empowerment Principles (WEPs), sette principi promossi con UN Women e ispirati a reali pratiche aziendali e volti a promuovere una condizione paritaria per le donne nel mondo del lavoro, e il programma di accelerazione Target Gender Equality, che supporta le aziende nel tradurre l’impegno per la parità di genere in azioni concrete.
Dallo strumento di monitoraggio delle performance del programma, emerge che, a livello globale, solo il 6% delle imprese può essere considerato “leader” nella parità di genere, mentre la maggior parte si colloca ancora nelle fasi iniziali del percorso. Le imprese italiane partecipanti evidenziano performance complessivamente solide e superiori alla media europea:
- il 95% integra la parità di genere nelle proprie policy e nei processi di recruitment (87% a livello europeo)
- l’87% adotta un approccio volto a garantire la parità retributiva (79% in Europa)
- il 53% promuove il miglioramento delle performance di genere lungo la catena di fornitura (57% a livello europeo)