Si è conclusa da poco la 56° edizione del World Economic Forum (WEF) a Davos, in Svizzera, che ha riunito intorno allo stesso tavolo oltre 3.000 partecipanti da 130 Paesi in tutto il mondo, tra cui 64 capi di Stato e oltre 800 tra i più importanti CEO e Presidenti di organizzazioni mondiali, per discutere insieme il futuro dell’economia mondiale.

Dopo il focus dello scorso anno sul tema emergente e sempre più cruciale della transizione digitale, e dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, quest’anno il dibattito si è spostato sul tema “A Spirit of Dialogue, che richiama la necessità di un confronto aperto fra Governi e mondo dell’industria e di un forte spirito di cooperazione, in un contesto di crescente instabilità economica e geopolitica.

Il quadro globale secondo il rapporto del WEF

Già prima dell’inizio dei lavori, il World Economic Forum aveva pubblicato e diffuso il Global Risk Report 2026, uno studio che raccoglie le analisi e le opinioni di 1.300 esperti di diversi settori per identificare le principali minacce e crisi attuali e supportare i decisori a livello globale sulle possibili soluzioni e priorità strategiche da adottare.

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Il report prende in considerazione 5 diverse categorie aspetti sociali, economici, tecnologici, geopolitici e ambientali – analizzando per ognuna di queste i possibili rischi. Il quadro che ne esce è critico: il mondo è ormai entrato in un’“era della competizione” in cui assistiamo a forze diverse che si scontrano l’una contro l’altra quando si tratta di risorse economiche e tecnologiche.

Il 57% degli esperti intervistati prevede un decennio turbolento e tempestoso. In cima alla classifica dei rischi percepiti compaiono:

  • per il 2026, scontro geoeconomico – tra cui dazi, sanzioni, restrizioni tecnologiche, controllo delle filiere, pressioni su materie prime e rotte commerciali – e conflitti armati;

  • sul breve-medio termine (entro il 2028), scontro geoeconomico, disinformazione e polarizzazione della società;

  • sul lungo termine (per il prossimo decennio), eventi climatici estremi, perdita della biodiversità e del capitale naturale e possibili esiti avversi derivanti dall’uso dell’AI.

Navigare la complessità: il ruolo del settore privato

In un contesto segnato da conflitti crescenti, polarizzazioni sociali e tensioni geopolitiche, da un lato, e da investimenti in continua evoluzione, ecosistemi digitali frammentati e una rapida adozione dell'intelligenza artificiale, dall’altro – il mondo delle imprese deve affrontare crisi interconnesse e cambiamenti strutturali.

Durante il Forum, la Direttrice Generale del WTO, Ngozi Okonjo-Iweala ha affermato che l’economia globale è stata ormai rimodellata e che non tornerà mai più come prima, invitando le aziende e i decisori politici ad adottare strategie di resilienza per affrontare le crescenti incertezze strutturali.

Al centro del dibattito per le imprese c’è il tema di come questo nuovo assetto globale rimodellerà le opportunità nel prossimo decennio, ma è certo che il vantaggio competitivo apparterrà ai leader che sapranno riconsiderare le proprie attività, la gestione del rischio e i modelli di business in chiave sostenibile e responsabile e che terranno conto del fatto che – nel lungo periodo – crisi climatiche e perdita di biodiversità potranno portare a ridisegnare anche la geografia del proprio business e delle proprie catene di fornitura.

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La Strategia 2026-2030 del Global Compact delle Nazioni Unite è una delle risposte concrete alla complessa situazione attuale, per supportare e guidare il settore privato. L’obiettivo è quello di mobilitare le aziende per trasformare l'ambizione in azioni concrete, concentrandosi su tre priorità strategiche:

  • fornire alle aziende gli strumenti necessari, come formazione digitale e confronto peer-to-peer, collaborando con diversi attori per ampliare percorsi di formazione personalizzati che integrino i Dieci Principi del Global Compact e consentano di accelerare i progressi in maniera misurabile;

  • mobilitare l'azione collettiva, promuovendo partnership multistakeholder guidate dalle imprese per affrontare gli ostacoli a livello sistemico e raggiungere progressi coordinati in materia di azione climatica e tutela della natura, lavoro dignitoso, uguaglianza di genere e finanza sostenibile;

  • promuovere il business case della sostenibilità, dimostrando come una leadership aziendale responsabile possa generare sia un impatto sociale che un valore commerciale a lungo termine, attraverso la raccolta di esempi sempre più concreti, dati e insight da parte delle aziende aderenti.

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