Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Universitario per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute delle Nazioni Unite (UNU-INWEH), abbiamo ormai superato una soglia di sfruttamento delle risorse naturali che fino a poco tempo fa sembrava solo teorica e siamo entrati a tutti gli effetti in una situazione di bancarotta idrica globale.
I dati mostrano chiaramente una situazione di “collasso sistemico”: le risorse idriche a nostra disposizione sono state utilizzate e inquinate in maniera così impattante, che non possiamo riportarle ai livelli precedenti.
Un punto di non ritorno: alcuni numeri
Lo studio “Global Water Bankruptcy - Living Beyond our Hydrological Means in the Post-Crisis Era” pubblicato ieri – in occasione del 30° anniversario dell'UNU-INWEH e in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sull'acqua che si svolgerà a dicembre 2026 – sostiene che il mondo è entrato in una nuova fase, una condizione post-crisi caratterizzata da perdite irreversibili di capitale idrico naturale e dall'incapacità di ritornare ai valori base storici:
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negli ultimi 50 anni, sono scomparsi 410 milioni di ettari di zone umide naturali: una superficie pari quasi a quella di tutta l’Unione Europea
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circa il 70% delle principali falde acquifere mondiali è in declino strutturale
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oltre il 30% della massa dei ghiacciai globali è andata persa in diverse località, già a partire dal 1970
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si stima che nel giro di qualche decennio intere catene montuose delle basse e medie latitudini perderanno del tutto i propri ghiacciai.

L’impatto sulle comunità e sui diritti umani
Il rapporto sottolinea che la bancarotta idrica non è solo un problema idrologico, ma una questione di giustizia con profonde implicazioni sociali e politiche che richiedono massima attenzione da parte dei Governi e cooperazione multilaterale.
L’impoverimento delle riserve idriche si ripercuote direttamente sulle popolazioni che abitano i territori interessati e sui loro diritti umani:
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2,2 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile gestita in modo sicuro
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3,5 miliardi di persone vivono senza servizi igienico-sanitari adeguati
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circa 4 miliardi di persone affrontano una grave scarsità d’acqua almeno un mese all’anno

Ripensare i sistemi produttivi e l’agenda globale
Una delle cause centrali di questa crisi è soprattutto la produzione di cibo: il 70% dei prelievi globali di acqua dolce viene utilizzato per l'agricoltura, spesso in forme intensive che drenano falde e bacini a velocità più serrate della loro naturale capacità di rigenerazione. Il settore agricolo si trova oggi ad affrontare sfide decisive per la prosperità e il benessere globali. Secondo la FAO, entro il 2050 sarà necessario produrre il 50% in più di cibo per nutrire una popolazione mondiale che supererà i 9 miliardi di persone.
In un contesto segnato dalla crescente scarsità di risorse naturali, dai cambiamenti climatici e dall’instabilità geopolitica, che minano l’accesso a un’alimentazione sana e accessibile, trasformare i sistemi agroalimentari in chiave sostenibile, resiliente e inclusiva rappresenta una priorità, che richiede la collaborazione sinergica di imprese, istituzioni pubbliche e attori finanziari.
Inoltre, il recente studio promosso da UN Global Compact Network Italia, sull’impegno delle imprese italiane per la tutela del capitale naturale, sottolinea come le risorse naturali costituiscano il fondamento stesso delle economie moderne e della produttività aziendale. Dall’acqua necessaria ai processi produttivi, alla fertilità dei suoli, alla disponibilità di materie prime e ai servizi ecosistemici come impollinazione, regolazione climatica e protezione dagli eventi estremi, ogni settore economico dipende dalla salute del capitale naturale.
Se iniziamo a considerare il capitale naturale come il primo asset produttivo per ogni settore economico, la sua tutela non sarebbe più un tema accessorio, ma una condizione necessaria di resilienza, dunque di competitività. Le imprese che integrano la gestione e la tutela del capitale naturale nelle proprie strategie saranno quelle capaci di garantire le condizioni essenziali per la continuità del business, nonché di innovare, aumentando le possibilità di attrarre capitali e garantire valore nel lungo termine. La sfida sarà quella di tradurre le intenzioni in azioni concrete, passando da target generici a piani operativi misurabili e integrati con le strategie di business, nel solco delle trasformazioni del sistema economico e della crisi climatica in atto.
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