La rendicontazione annuale delle aderenti a UNGCN Italia rivela che il 96% delle grandi imprese ha una policy sui diritti delle donne
Milano, 6 marzo 2026 – Il settore privato italiano rafforza il proprio impegno sulla parità di genere, ma il divario nel mondo del lavoro resta una sfida strutturale che richiede un’accelerazione concreta. È il messaggio lanciato oggi da UN Global Compact Network Italia (UNGCN Italia), la più grande iniziativa di sostenibilità aziendale al mondo, in occasione di “Ring the Bell for Gender Equality”, la campagna internazionale che celebra l’International Women’s Day 2026 dedicando l’apertura dei mercati finanziari alla riduzione dei divari di genere.
Il cerimoniale si inserisce nell’ambito di un’iniziativa globale che coinvolge oltre cento Borse in tutto il mondo: in Italia, è organizzato da Borsa Italiana (Gruppo Euronext) e Women in ETFs e promosso da UNGCN Italia. L’evento si è svolto questa mattina presso la sede di Borsa, a Milano, e ha coinvolto il CEO di Borsa Italiana, Fabrizio Testa, il Presidente Filippo Bettini e l’Executive Director Daniela Bernacchi di UNGCN Italia, l’Head of HR Italy di Euronext, Marina Forquet Famiglietti, la Responsabile Investimenti e Prodotti di investimento del Gruppo Bper, Grazia Orlandini, e il Chief Financial Officer di Edison SpA, Ronan Lory.
L’evento ha evidenziato l’impegno del settore privato nel promuovere la parità di genere, come confermano i risultati della Communication on Progress (CoP) 2025, la rendicontazione annuale obbligatoria attraverso cui le imprese aderenti all’UN Global Compact comunicano i progressi compiuti in ambito di sostenibilità. Dai dati emerge che il 25% delle grandi aziende e il 35% delle PMI registra una presenza femminile in posizioni di leadership, rispetto a una media italiana del 21%. Sul piano delle policy, il tessuto imprenditoriale italiano mostra un approccio strutturato e diffuso: il 96% delle grandi imprese e il 75% delle PMI ha adottato politiche sui diritti delle donne e sulla parità di genere (91% e 76% a livello europeo).
In questo scenario, l’UN Global Compact è in prima linea per fornire alle aziende le conoscenze e competenze utili ad accrescere l’impatto dell'SDG 5 dell’Agenda 2030. Tra questi figurano i Women’s Empowerment Principles (WEPs), sette principi promossi con UN Women e ispirati a reali pratiche aziendali e volti a promuovere una condizione paritaria per le donne nel mondo del lavoro, e il programma di accelerazione Target Gender Equality, che supporta le aziende nel tradurre l’impegno per la parità di genere in azioni concrete. Dallo strumento di monitoraggio delle performance del programma, emerge che, a livello globale, solo il 6% delle imprese può essere considerato “leader” nella parità di genere, mentre la maggior parte si colloca ancora nelle fasi iniziali del percorso. Le imprese italiane partecipanti evidenziano performance complessivamente solide e superiori alla media europea: il 95% integra la parità di genere nelle proprie policy e nei processi di recruitment (87% a livello europeo), l’87% adotta un approccio volto a garantire la parità retributiva (79% in Europa) e il 53% promuove il miglioramento delle performance di genere lungo la catena di fornitura (57% a livello europeo).
«Il Target Gender Equality è uno dei nostri percorsi più consolidati, con una prospettiva globale e un’attenzione specifica al contesto italiano. – ha dichiarato Daniela Bernacchi, Executive Director di UN Global Compact Network Italia – Il programma aiuta le aziende ad analizzare i trend e valutare la propria performance e i processi interni rispetto agli standard internazionali. Il confronto tra pari e l’adozione di framework solidi come i Women’s Empowerment Principles permettono di migliorarsi in modo efficace, ampliando la lente di genere anche a prodotti e servizi, pratiche di marketing e catene di fornitura. Con 38 aziende partecipanti al ciclo 2025/26, il Network italiano è il primo in Europa per livello di adesione».
Nonostante progressi registrati e punti di forza, però, il divario di genere resta ancora strutturale: secondo il Global Gender Gap Report 2025 del World Economic Forum, infatti, il gender gap mondiale risulta colmato solo per il 68,8% e al ritmo attuale saranno necessari, a livello mondiale, circa 123 anni per raggiungere la piena parità. Nel Gender Equality Index 2024 dell’European Institute for Gender Equality (EIGE), l’Italia ha ottenuto 61,9 punti su 100, classificandosi al 12° posto nell’Unione Europea e migliorando di 9,4 punti rispetto al 2015. Permangono tuttavia criticità nell’area del lavoro, dove l’Italia si colloca all’ultimo posto, confermando la dimensione occupazionale ed economica come principale ambito di intervento.
«La parità di genere non rappresenta soltanto una questione di equità sociale, ma costituisce un fattore determinante per la solidità, la competitività e la creazione di valore nel lungo periodo” – ha dichiarato Filippo Bettini, Presidente di UN Global Compact Network Italia. Per rendere questo cambiamento realmente strutturale è necessario investire nella formazione interna e promuovere una cultura organizzativa orientata all’inclusione e alla valorizzazione della diversity. Troppo spesso donne preparate e competenti non hanno accesso a percorsi di crescita professionale. È quindi fondamentale abbattere le barriere culturali che ostacolano pari opportunità di accesso, formazione e carriera. Solo attraverso un rafforzamento sistematico delle competenze e la promozione di una cultura interna inclusiva possiamo compiere progressi concreti e misurabili».
In questo contesto si inserisce, infine, l’azione concreta della Direttiva (UE) 2023/970, che entrerà in vigore da giugno 2026 e rafforzerà il principio della parità retributiva attraverso obblighi di trasparenza salariale, sia in fase di assunzione sia durante il rapporto di lavoro, prevedendo misure correttive nei casi in cui il divario superi il 5%. Un intervento particolarmente rilevante alla luce dei dati che evidenziano differenziali retributivi ancora superiori al 25% in alcuni ruoli, come segnalato terzo rendiconto di genere del Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inps.
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